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lunedì 19 settembre 2016

Pensieri sul rapporto tra Dom e sub

Ci sono tanti modi di vivere e interpretare il BDSM, ognuno di noi ha una percezione diversa di questo mondo: chi la vive come una trasgressione da vivere ogni tanto, chi come un gioco e chi la vive come qualcosa che va al di là del puro gioco erotico.
Personalmente vedo il BDSM come un forte legame, al di sopra dell’amore: un qualcosa di profondo, viscerale, carnale, passionale, mentale e di totale appartenenza. 
Catene non solo reali, catene mentali, indistruttibili che legano a doppio filo la Dom ed il sub. Una sorta di riequilibrio di due esseri che fondendosi in uno, si completano e realizzano.
Non tutti però sono pronti ad un rapporto del genere. Molto spesso si ha paura dei legami anche quelli più semplici ed appartenere totalmente ad un altro non è una cosa molto semplice, soprattutto per chi ha un’indole da sub.
Il mondo del BDSM è eterogeneo, proprio perchè ogni persona è diversa dall'altra, per cui ci si ritrova molto spesso a confrontarsi con persone appartenenti all’altro “ruolo” che non sono per forza di cose compatibili con noi (e qui intendo nel modo di essere e non nei desideri). 

L'appellativo Master/Mistress /Sub/ non vuol dire che si è pronti a tutto, semplicemente è un’identificazione del ruolo. Il “gioco” delle parti inizia quando ci si comincia a conoscere. Conoscersi per me non è passare subito all’azione, ma rendersi conto se l’altro è compatibile, se l’altro vive e vede il BDSM come la sottoscritta. Troppo spesso il sub, incappa nell’eccitazione del momento e nell’idealizzazione della Dom, perdendo totalmente il contatto con la realtà. Questo per me è un grosso errore. 
Tocca alla Dominante, riportare il sub alla razionalità prima di iniziare il reale percorso. Io voglio entrare nella mente e nell'anima dello schiavo, nutrirmi di essa per poi arrivare al suo corpo. 
Se volessi solo qualcuno da malmenare ed umiliare, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. 
Di quelle proposte ne arrivano a iosa, ma a me non serve. 
Non interessa. 
Non necessito di questo. 
Voglio di più. 
Mentre c’è chi si accontenta in questa cosa, dando dei morsi, degli assaggi al BDSM, io no. 
Io voglio viverlo. 
Non è stato sempre così, da quando ho iniziato questo percorso, anche io ho fatto degli errori e sono maturata. L’indole c’è sempre stata, ma per arrivare a rendersi conto di quello che si vuole e come lo si vuole, ci vuole senza dubbio del tempo. Ho avuto varie “idee” di come doveva essere il mio schiavo, di come dovevamo interagire, ma ora sono arrivata alla consapevolezza di quello che voglio e di come voglio che sia, non ho intenzione di scendere a compromessi e accettare qualcosa di meno.
Sicuramente "giocherò" molto meno, ma quando lo faccio e lo farò, voglio essere appagata ed esausta dalle emozioni e dalle sensazioni, dal sentire e dal toccare.  
Mi rendo conto però, che per molti è un gioco e per molti altri è una mela del peccato da assaporate ma non mangiare. Hanno paura di viverla, hanno paura di donarsi, hanno paura dei legami e perdono le parti più belle del rapporto: fiducia, abbandono e totale appartenenza. Non è una cosa per tutti lo so, ma il sub non deve essere una persona “debole” come molto spesso si crede. Anzi ho sempre pensato che il sub sia una personalità molto forte, talmente forte da donarsi senza se e senza ma per un atto di amore e devozione, talmente forte da compiacere mentalmente e fisicamente la Dom. Chi è sub non è un reale “coglione”, non è un debole, non è un cane. Infatti quello che desidero al mio fianco è un sub che sia sottomesso solo a me, ma non in quanto “Dom” ma perchè vuole appartenere a me, solo a ME, desidera servire solo me e compiacere solo me. 
A me non serve uno che si sottometta a chiunque.

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